Secondo l’analista dell’economia delle aziende vitivinicole Leonardo Comucci la Toscana del vino si conferma comunque il modello italiano del settore
Firenze, 10 aprile 2021- La pandemia non ha certo risparmiato il settore vitivinicolo della nostra regione. Le anteprime dei vini toscani di febbraio e marzo, il lavoro stagionale nei campi, lo stoccaggio dell’uva e delle bottiglie, l’arrivo dei vendemmiatori spesso stranieri, la vendita ai turisti nelle cantine, ai ristoranti e alla grande distribuzione. Tutto è stato rivoluzionato, posticipato, nel migliore dei casi modificato, nel peggiore annullato e cancellato, causando perdite milionarie. «Molte cose nel mondo del vino dopo il Covid cambieranno -spiega l’analista Leonardo Comucci, presidente dell’associazione Il Santuccio-. Ma quella che anche il settore della produzione e del commercio enoico sta vivendo è, secondo noi, principalmente una crisi congiunturale, non strutturale. Le tante novità a cui assistiamo in questi mesi, dall’aumento dei consumi di vino tra le mura domestiche al boom del vino comprato via internet, vanno inquadrati in un contesto più ampio, guardando ad un futuro che sicuramente sarà un po’ diverso dal recente passato, ma non per questo completamente stravolto, almeno quando parliamo di vino e di bevande alcoliche».
Prima di analizzare il mercato interno, diamo uno sguardo alla situazione dell’export del settore vitivinicolo, attingendo ad Ismea e Unione Italiana Vini che hanno elaborato i dati Istat relativi alle esportazioni di vino nei 12 mesi del 2020. «La guerra dei dazi doganali -puntualizza Comucci- che avrebbe potuto coinvolgere anche il vino italiano, ha portato il più importante mercato mondiale di sbocco del nostro vino (gli Stati Uniti) ad un accumulo sia da parte degli importatori che della grande distribuzione estera per avere il prodotto vino a prezzi standard, evitando il rischio di doverlo comprare successivamente con l’aumento determinato dall’introduzione dei dazi, cosa poi che fortunatamente non si è verificata. Fatta questa premessa importante, il giudizio sull’export italiano del vino nel 2020 è di sostanziale tenuta del settore, con l’Italia che recupera ancora nell’ultimo trimestre e riduce le perdite a -2,3%, per un corrispettivo di 6,285 miliardi di euro. Molto meglio dei suoi principali competitor europei – come ad esempio Francia e Spagna -, che chiudono l’anno del Covid rispettivamente a -10,8% (a 8,7 miliardi di euro) e a -3,2%. Dati questi che consentono all’Italia di riprendersi la leadership mondiale di esportazioni a volume con oltre 20,8 milioni di ettolitri (-2,4%) ai danni della Spagna. Una performance sempre con tante luci ed ombre che comunque nel suo valore complessivo risulta superiore alle previsioni»